Couché

Stasera a nanna presto. I miei sono via, porto a passeggio il cane. Sulla via del ritorno quasi ne sgozza un altro. Un cane nuovo nel vicinato, così come la padrona. Carina a occhio. Purtroppo Furia, il cane del West Nile, non la pensa allo stesso modo del suo cane.

– Non si conoscono?

– Mi sa di no.

Sgwarrrrfh warrrf e latrati vari…

– Sarà per un’altra volta!

– Magari la prossima è quella buona.

Ceno con mio fratello, mozzarella di bufala e pasta al sugo con olive. Un menu molto terrone ora che ci penso. La scorsa notte non ho dormito un cazzo, qualcosa come quattro ore. Cado letteralmente a pezzi se non dormo abbastanza. Devo fare le cose un po’ alla volta, pensarle poco a poco, sennò tendo a percorrermi la mia agenda di qui a fra tre mesi e mi viene l’ansia per le cose che devo fare. Per le pagine che devo studiare e per i programmi di ripasso. L’ansia di non dormire che poi ti sveglia alle 4 del mattino totalmente a cazzo di cane. Ecco, stamattina erano le tre invece che le quattro. Manco il tempo di riprovare – fallendo – a dormire, guardare due robe a cazzo su Reddit e riprovare a dormire che già erano le sei. Tre ore di sonno nel cesso. Due puntatine di How I met your mother per distendere gli animi e via, giù a russare – si spera – ininterrottamente fino alle 6:40.

Scratch, scratch, scratch…

Mio fratello ha il raffreddore, starà sturando le tubature.

Scratch, scratch, scratch… Scratch, scratch, scratch…

Cazzo, è il cane che gratta la porta. Mi sveglio. Scendo giù rincoglionito e in mutande. Il cane mi spinge furiosamente verso la porta, scodinzolando. Sì, Furia, che cazzo… Sono ancora in mutande. Aspetta. Non farla qui. Aassspetttaa…! Felpa H&M con cappuccio e cerniera, giacca in pelle, qualcosadimiamadrecheerastesoadasciugare come braghe – ridicolmente stretto sulle caviglie e largo sul culo. Ovviamente infilato rovescio. A completare il tutto, le Crocs. E i sacchetti del cane. Mai uscire senza. Esco, vedo dove mi porta Furia. Il freddo si fa sentire nonostante petto villoso sotto la felpa. E attraverso le Crocs che, cazzo, non sono le mie. Il cane annusa ovunque mentre proseguiamo. Luce in coda, ombra proiettata avanti a me sull’asfalto, siamo abbastanza ridicoli. Il cane tira a più non posso, manco si fosse ricordato che la cacata che ha fatto due ore prima era d’oro e che doveva assolutamente tornare a prenderla. Io con sto cappuccio, la mano in tasca perché a farla penzolare c’ho troppo scazzo, le tasche delle braghe rivoltate in fuori e penzolanti. E il cane non la fa. È mezzanotte e mezza, io ho le orecchie che fischiano e le braccia che cadono dal sonno, e il mio cane mi ha fatto uscire a caccia di gatti. O di sticazzi qualsiasi. Furia, maledetto te e il West Nile.

Penso alla grigliata di venerdì sera. Sono previsti Hugo (il cocktail), polenta, funghi e hamburger ignorantissimi. Ma di quelli che ti fanno dimenticare di tutto il resto. Cazzarola. Perché non posso dormire come tutti gli esseri umani normali? Che periodo di merda. Io non capisco la gente che a 40 anni si rende conto che la loro vita fa cacare (o almeno questo presumo, da come parlano) e appena sente cosa faccio mi riempie di cazzate tipo “Aaah, l’università! Cosa non darei per tornare alla tua età! Beaaaaato te, caro da dio! Aaah, i vent’anni sono l’età migliore!”

Di solito mi tocco i coglioni e annuisco per educazione. Ma non è che mi tocco e basta. Proprio ci faccio juggling. Magari ci sparo un “Eeeh..!” Come dire: “Eh minchia bro, c’hai troppo ragione! Che sballo avere 24 anni!”, ma in realtà sto pensando “Eh sì, sticazzi valà, cammina…” Avere 24 anni non è facile. È una seconda adolescenza. È un non sapere dove cazzo sei nella vita. È un non sapere che cazzo sarà di te fra quattro anni. È un associare futuro e successo personale con l’unica cosa che ti sta assorbendo i neuroni che ti rimangono. È uno svegliarsi alle quattro della mattina per nessun cazzo di motivo, e a volte ti chiedi pure dove hai sbagliato e se è giusto sentirsi così o se c’è davvero qualcosa che stai sbagliando. È uno svegliarsi in piena notte e sentirsi ciccione, poco allenato, stanco, senza ragazza e con l’esame del momento che ti sta buttando in crisi perché vedi le mille pagine che ancora devi studiare/ripetere/imparare a memoria.

Poi i periodi così passano, ci pensi poco, tutto quello che devi fare è concentrarti sul tuo esame. Poco a poco. Pagina per pagina, capitolo per capitolo. Devo focalizzarmi solo su queste tre cose: fare esercizio la mattina, buttarmi in doccia e studiare per il mio esame. Poco a poco, con metodo e costanza. Il resto viene da sé.

Giro la chiave di casa, chiudo la porta dietro di me. Lancio le ciabatte, tolgo la felpa. In men che non si dica sono di nuovo in mutande, pronto per ributtarmi a letto. Furia, couchée.