Una sera, magari, Venezia

Abito a Padova e Venezia fino a un paio di anni fa non la sopportavo. Da piccolo si trattava di portare i parenti in visita dalla Francia a fare un giro, a vedere un posto diverso dal solito (per loro), sbattendo fra i mille turisti ed evitando le cacche di piccione in piazza S. Marco (per me).

Poi ho iniziato ad andarci da solo. Ci sono stato un paio di capodanni fa con un paio di amici, evitando con cura il flusso di turisti e bottiglie rotte e i fuochi d’artificio, cercando di perderci il più possibile. A un certo punto pareva di stare in un labirinto, abbiamo percorso più volte sullo stesso ponticello. Saranno passati quaranta minuti. Ogni volta sembrava che ce l’avessimo fatta a uscire, ma ritrovavamo sempre, inaspettatamente e a sorpresa lo stesso punto. Ci siamo seduti lì e abbiamo sorseggiato il nostro Vov con panino al salame e più tardi un panettone portato da casa.

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La magia stava nel vedere Venezia svegliarsi. Verso le 5-6 di mattina, in un bar a fare colazione, con la tivù che andava raccontando chissà cosa e un veneziano pancione e un po’ eccentrico che spiegava la bellezza di assistere alla regata.

– Ma visto che ci siamo, lei sa dov’è piazza S. Marco? Non l’abbiamo ancora trovata e ci piacerebbe fare un salto, più tardi
– Come no, è qui dietro!

Venti metri a destra, altri pochi passi e poi a sinistra. Il campanile di S. Marco. Dopo averlo cercato per tutta la notte eccolo lì, di fronte a noi. Piazza deserta, tranne che per tre o quattro netturbini che ammucchiavano i cocci di bottiglia con le ramazze.

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Concordo con chi dice che Venezia va gustata di notte, lontano dai percorsi convenzionali.
Spero di riassaporarla presto. Ho un amico alla Ca’ Foscari, se gli esami mi daranno tregua ne approfitterò che sono mesi che mi chiede di andare. Bacaro tour, cazzeggio in zona universitaria, Spritz quanto basta e anche un po’ di più e giù a conoscere gente che lì non manca mai. Può nascere qualcosa di interessante.

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Ispirato da un post sul blog Farovale.